“Mattia, una storia di speranza nel metodo Stamina”

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

So ora di attirarmi le ire di tanti amici e colleghi, e mi scuso in anticipo per la mia scarsa diplomazia: ma questo video fa schifo. Fa schifo perché si apre con “Il comitato scientifico stronca il metodo di Stamina” e “Mattia ha seguito un ciclo di trattamenti con notevoli miglioramenti”. Si implica palesemente che il “metodo Stamina” funzioni, e che ‘qualcuno’ nel mondo scientifico voglia osteggiarlo per chissà quali interessi (il che viene ribadito, sempre in apertura, dalla madre del bambino).

Ora, che sia un articolo di cronaca e non di scienza mi sembra una paraculata assoluta. Come se le regole fondamentali della deontologia professionale potessero cambiare in base ad un’etichetta. Quello che cambia è invece il linguaggio: in un articolo per Nature ci si possono permettere termini tecnici ed omettere molti passaggi, già noti al pubblico di destinazione; un articolo di cronaca si concentrerà di più sugli aspetti emotivi e meno su quelli scientifici. MA, ed è questo il punto, non si può usare l’emotività per far passare un messaggio che è falso. Non ci sono altre parole per definirlo: il “metodo Stamina” non ha dimostrato di funzionare, e se qualcuno ne dimostrasse l’efficacia in uno studio scientifico a doppio cieco da sottoporre in peer review saremmo tutti contenti di leggerlo e valutarlo. E invece si continua sulla falsariga delle “Iene”, facendo leva sull’emotività e sul dolore di una madre.

E poi tante, troppe cose ci sarebbero da dire sul caso specifico. La mamma si lamenta che i medici non abbiano capito cosa avesse il figlio in un anno: di nuovo, terribile sul piano emotivo ma non sul piano scientifico; nulla di nuovo, poi, per chi abbia visto l’episodio sulla malattia di Moretti in “Caro diario”. Il problema è che questa gente ripone aspettative altissime sulla “scienza”, e quando queste aspettative vengono deluse si rintanano dal primo… personaggio che promette loro una cura. Nulla di nuovo sotto il sole: siamo il paese di Ryke Geerd Hamer, Tullio Simoncini, Wanna Marchi. Non a caso la madre dice che

questi bambini (nella stessa situazione di Mattia) non hanno mai avuto la possibilità di nulla, mi venivano dette sempre le stesse cose… ‘signora, questa è una malattia rara, non c’è scampo, non c’è vita’

In sostanza, la scienza dice che, sulla base degli studi pubblicati ad oggi, questa malattia porta alla morte nel giro di poco tempo. Poi arriva Vannoni, o Hamer, o Wanna Marchi, e dicono che il mondo scientifico fa schifo, protegge solo interessi degli [inserire categoria, spesso ebrei o rettiliani]. Ovvio che una madre, in quello stato emotivo, è disposta a dar retta a chi le propone la soluzione più rosea. Peccato che questo è quello che fa la pubblicità, e compito del giornalismo è proprio quello di fornire informazioni verificate e bilanciate che contrastino i messaggi della pubblicità. Messaggi che magari ‘tecnicamente’ sono veri (“Questo telefonino costa 200 euro meno di quello precedente! È un affare!”) ma che non analizzano il contesto in cui sono inseriti (“Non hai bisogno di un telefonino così avanzato, e comunque hanno aumentato il prezzo di 200 euro per poi dire di averlo scontato”).

Nello specifico, non occorre essere medici (io non lo sono) per capire che una malattia neurodegenerativa, tanto più se rara, ha esiti difficilmente prevedibili. Sbaglia il medico che fa una sorta di “conto alla rovescia” sulla vita del paziente, ma risponde ad una legittima richiesta del paziente stesso e dei parenti: se avessi una patologia degenerativa mortale, vorrei sapere più o meno quanto mi resta da vivere, se non altro per organizzare al meglio gli ultimi scampoli di vita. Questo non significa che ci sia una condanna temporale (tra l’altro, i “due-tre anni” di cui parla la madre nel video sono diventati “due” nel titolo, giocando al ribasso). Ma una malattia del genere ha un decorso imprevedibile. È lo stesso trucco usato nella sclerosi: moltissime persone dicono “sono guarito grazie a [inserire nome di cialtronata pseudomedica / santone]” soltanto perché i sintomi della malattia si sono bloccati. Un processo noto: può succedere per una settimana, un mese, un anno, cinque anni. Ma la malattia è sempre lì. E dire “da quando ha fatto questa infusione… guarda il risultato” non ha nessun senso: anche io avevo il raffreddore, l’ho curato per una settimana leggendo Topolino e sono guarito; certo, sarei guarito lo stesso in una settimana pur non facendo nulla, ma non resisto alla fallacia del “post hoc ergo propter hoc”. Non a caso la mamma dice “vorrei una spiegazione da chi si accanisce… che questa cura non funziona”. Già. Avevo dimenticato che nella scienza funziona così: io propongo di curare tutte le malattie con il formaggio svedese, ed è la comunità scientifica che deve dimostrarmi il contrario. Ah, non è così? Però qui lo si richiede. E a richiederlo è una mamma, umanamente disperata di fronte ad una tragedia del genere, che (giustamente) non si vuole arrendere all’evidenza. Ma un conto è la compassione, un conto è far passare messaggi semplicisti e fuorvianti. E poi, perché fare la sperimentazione per Vannoni e non per la mia cura per il formaggio svedese? Colpa della lobby del Parmigiano Reggiano? Anche io allora devo sbraitare che “non esiste la libertà di cura?”. L’argomento è serio e complesso, e non si può trattare solo sul piano emotivo.

Insomma, e chiudo: articoli del genere ingenerano false speranze in tanti altri che abbandonano le cure scientifiche e gettano tempo, soldi e speranze in strade sconosciute. E capiamoci bene: chiunque ha il diritto di curarsi o non curarsi come vuole, lo dice la Costituzione e lo dice la bioetica (oltre che la nostra dignità di esseri umani); ma la scelta deve essere basata su un’informazione corretta; ed implicare che il metodo Vannoni funzioni solo perché “Mattia non rideva così da un anno e mezzo” è ridicolo (e se mi dite che l’autore dell’articolo non lo voleva implicare state offendendo la vostra intelligenza, più che la mia). Salvo poi chiudere con “che funzioni o no questa cura, è comunque un’opportunità in più”. Improvvisamente, la validità del metodo non è più data per scontata. E allora perché non si prende in considerazione il fatto che la malattia possa semplicemente essersi arrestata autonomamente, come succede in tante altre malattie simili? Probabilmente perché per la madre significherebbe togliere il senso di tutto quello che sta facendo, rigettandola nell’incertezza. Ma su un punto questa donna ha ragione: è uno scandalo che non abbiano assistenza psicologica. Perché in questi frangenti si diventa facilmente preda di facili (e purtroppo, indimostrate) speranze.

AGGIORNAMENTO (2013/09/14): L’autore dell’articolo, Alessio Viscardi, e la madre del piccolo Mattia hanno risposto agli appunti mossi. Sono raccolti in questa pagina.

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“Ingannati”. Già, appunto

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il signor Alberto Medici -le cui gesta potete leggere in questo stesso blog- dopo la figura barbina del “ho le prove della guarigione di almeno una persona grazie alle teorie di Hamer, ma non te le faccio vedere“, ha rilanciato sul suo blog con l’ennesima ‘testimonianza’ non verificata.

Lo schema è sempre lo stesso:

  • se volete le ‘prove’ siete in malafede
  • queste ‘testimonianze’ sono valide quanto (o anche più di) uno studio scientifico
  • se non mi credete dimostrate ancora una volta la vostra malafede
  • dal momento che siete in malafede, non ha senso continuare a parlare con voi
  • io copio-incollo, non sono tenuto a dimostrare che quanto scritto sia vero

La ‘testimonianza’ è quella di Lino Bottaro, titolare del sito http://www.stampalibera.com che già qualche anno fa aveva diffamato me e la mia inchiesta. Dopo aver sporto querela, il signor Bottaro ha parzialmente cancellato le falsità scritte nei suoi articoli, ma si è ben guardato dal fare altrettanto con le ben più gravi diffamazioni presenti negli anonimi commenti del suo sito. Ma come dico sempre, ognuno ha la dignità che si crea con le proprie mani.

Torniamo alla ‘testimonianza’. Lino Bottaro scopre che il figlio è stato bocciato a scuola e “frequenta amici un po’ balordi. Allora commetto un errore e mi arrabbio e lo affronto con cattiveria“. Dopo un po’, lo porta dal dentista e questi gli dice che il ragazzo ha una dozzina di carie ai denti. Bottaro gli impone una maggiore cura orale, e poco dopo al giovane spuntano anche delle verruche sulle mani. Ma tornato dal dentista, la situazione non è affatto migliorata: ora ci sono addirittura ben quattordici nuove carie.

Rimago allibito. Ero stato proprio io a controllarlo ed a imporgli in mano lo spazzolino e non potevo credere a questo fatto.
Conobbi una persona che praticava la NMG e gli esposi il caso. Mi disse che le carie di mio figlio altro non erano che la impossibilità di mordermi, che anche le verruche erano la conferma di ciò e del fatto che aveva subito delle forzature alle mani dei blocchi, delle bacchettate. […] Ricordo che mi disse: “gli dica almeno una volta al giorno che gli vuole bene indipendentemente da quello che lui farà o sarà”. […] Feci quello che mi suggerì questa persona. Io avevo già letto il librone di Hamer e quindi seguii con fiducia le raccomandazioni.

Dopo poco più di un mese di questa ‘terapia’, dice Bottaro, le verruche spariscono. Ma non è tutto:

Vado dal dentista e questo esclama: non é possibile! Ebbi quasi un mancamento mi aspettavo delle cattive notizie ed invecce il medico mi disse che era una cosa incredibile non solo non c’era nessuna carie ma anche quelle piccole carie che lui aveva curati si erano rimarginate erano regresse. Se vuole le prove gliele dò: Il dentista era al tempo il dottor Giacomo Snichelotto professionista di Rovigo.

Un miracolo, tanto che il signor Bottaro ammette che “oggi a distanza di anni nessuno più della mia famiglia riceve nemmeno il consiglio di lavarsi i denti. nessuno ha più la carie e mangiamo di tutto. Mia figlia che ha ora 12 anni non sa cosa sia la carie!“.

Ma le cose stanno proprio così? Il 17 luglio 2010 scrivo al dottor Giacomo Snichelotto ed all’Ordine dei medici di Rovigo. La domanda è molto semplice: è vero quanto afferma il signor Bottaro? Nessuna risposta. Oggi, dopo la pubblicazione della ‘testimonianza’ da parte di Alberto Medici, scrivo di nuovo al dottor Snichelotto. Che, molto cortesemente, mi risponde subito:

Mi scuso per non averLe risposto a suo tempo ma ho preferito sorvolare. Mi ricordo di aver controllato la cartellina del figlio del signor Bottaro ma le carie erano meno della metà […] Non ho potuto riscontrare il miracolo della remissione spontanea delle carie perché non ho più visto e controllato il ragazzo

Insomma: quanto affermato da Lino Bottaro e ripreso da Alberto Medici non è vero. È una bufala. Nessuna remissione spontanea. Le carie non erano così tante. “Il medico mi disse che era una cosa incredibile: non solo non c’era nessuna carie, ma anche quelle piccole carie che lui aveva curato si erano rimarginate, erano regresse“, scrive Bottaro. Ma il medico non ha mai detto quelle cose. Anzi, il ragazzo non l’ha più visto.

So che testimonianze come questa non servono ai prevenuti“, scrive Alberto Medici, “valgono esattamente quanto le perle ai porci. Ma per chi è di mente aperta e cuore puro sono un bellissimo regalo“. Ma a proprio questo serve chiedere le prove di ciò che si afferma. Perché quando poi si va a scavare, si scopre che di “miracoloso” non c’era proprio nulla, se non la voglia di queste persone di aderire sempre più alla setta degli hameriani. E quante persone non “prevenute”, e magari disperate di fronte alla malattia che le affligge, si sono convinte a seguire le teorie hameriane dopo aver letto questa ‘testimonianza’? Quanti sanno che tutti quelli che vi si sono affidati sono morti, allontanati da chi li amava e senza neanche il conforto della morfina? Poco importa: queste persone non danno mai conto dei loro errori. Anzi, continuano ad infestare la Rete con queste falsità. Ma troveranno sempre me, e la forza dei fatti, a sputtanarli.

AGGIORNAMENTO (2013/07/05): Apprendo della recente, improvvisa morte del figlio del signor Bottaro. Mi dispiace sinceramente, le mie sentite condoglianze.

AGGIORNAMENTO (2013/07/05): Non ce la fa, proprio non ce la fa. Invece di ammettere l’errore, il signor Alberto Medici ri-rilancia scrivendo un post in cui dimostra di non conoscere l’italiano e lancia pesantissime accuse al dottor Snichelotto. Secondo il signor Medici, infatti,

il dentista indicato avrebbe confermato che le carie esrano sparite, ma solo a metà, e per il resto non può dire altro perchè il paziente non l’ha più visto. Conclusione geniale del giornalista investigativo: “Lino Bottaro mente“. Un genio.

Evidentemente, il giorno in cui spiegavano l’analisi logica del testo il signor Medici era malato (ma già, “la malattia non esiste”). Il dottor Snichelotto non ha mai confermato che le carie erano sparite, ma solo che erano la metà di quelle ipotizzate da Bottaro. Mi spiego in maniera elementare, visto che evidentemente c’è qualcuno che gioca a fare il furbo: se io dico che davanti a me ho trenta mele, e in realtà ne ho dieci, la persona che mi guarda e dice “hai dieci mele” sta dicendo che magicamente ne sono sparite venti? Ecco, appunto.

E il ragionamento (!) del signor Medici va oltre. Io sarei stupido perché ho osato dire che tra un tumore al testicolo e la nascita di un figlio c’è la stessa correlazione che esiste tra tumore al testicolo e il fatto di aver indossato una maglia di color rosso. Per entrambe, infatti, abbiamo lo stesso numero di prove scientifiche: zero. Ma siamo sicuri che il signor Bottaro ha delle prove schiaccianti che dimostreranno che almeno in questo caso ha ragione.

Le prove dei pazienti guariti con Hamer? Sono nei loro convegni. A pagamento. E sono prove talmente schiaccianti che le hanno mostrate al mondo intero? No. Vabbè, allora le hanno usate per richiedere la “verifica” chiesta al Ministero della Salute? Ancora una volta, no. Le mostrano solo a chi ha partecipato ai loro convegni. Sempre a pagamento. Insomma, si ribalta per la milionesima volta l’onere della prova: io dico di conoscere persone guarite da malattie varie grazie a questa teoria, vendo un libro in cui la sostengo e la diffondo, e se vuoi le prove te le vai a cercare in un convegno. A pagamento. Altrimenti la colpa è tua. Un genio del marketing, non c’è che dire.

Ma non finisce qui. Il signor Medici ha deciso che le due “testimonianze”, quella del dentista e del suo amico, siano uguali. Quindi se io dico che sono guarito da ventotto tumori indossando una maglietta rossa chiamando a testimone il mio medico, ed il mio medico dice “veramente il signor D’Amato è sempre stato sano come un pesce” dobbiamo presumere che beh, non possiamo mica stabilire chi ha ragione. Ma Alberto Medici va oltre, sempre oltre: pur essendo uguali, se proprio si deve credere ad una delle due testimonianze è meglio credere all’amico Bottaro. Perché non è un dentista, quindi non ha interessi da difendere. Sta accusando il dottor Snichelotto, un serio professionista, di mentire per interesse economico? No, ovviamente no: “non voglio ipotizzare la disonestà, ma“. Ma… cosa?

E se ci fossero degli interessi in gioco? Se le persone che riportano affermazioni contrastanti avessero un interesse privato, un utile nel proprio tornaconto per dire quello che dicono? […] La seconda persona è un dentista. Uno che ha basato i suoi studi, la sua carriera, il suo lavoro attuale e il proprio status sociale su un tipo di medicina basata su teorie che non hanno nulla a che fare con la nuova medicina germanica. A volerla dire proprio tutta, uno che potrebbe anche avere un danno, se la NMG si diffondesse e prendesse piede

Disse quello che vende un libro in cui scrive delle provate falsità sulla biografia di Hamer. Falsità delle quali ancora non ha dato conto, come per tutto il resto. Ma continuo a sperare: non che il signor Medici ammetta di aver sbagliato, no. Sarebbe troppo. Io spero con tutto il cuore che le persone malate e disperate cadute nelle grinfie di questi personaggi possano avere la sorte di leggere queste righe prima di prendere una decisione.

“Ma perché non scrivi di chi è guarito grazie ad Hamer?”

Il signor Alberto Medici, autore del libro “Ingannati fin dai tempi della scuola” aveva affermato in un dibattito pubblico (al minuto 1:07:14) di conoscere una persona guarita grazie alle teorie di Hamer e di poterne fornire le prove.

Dopo due mesi di silenzio, ha fatto pervenire a LeFou! (non a me) la seguente risposta:

A proposito della prova: non ho l’autorizzazione, per questione di privacy, e comunque non mi dispiace: non servirebbe a nulla dare le perle ai porci, perchè essi vi si rivoltrerebbero contro. Ma sono fiducioso, lo ripeto, arriveranno alla verità anche lì, prima o poi…

Alberto Medici smentisce se stesso

Alberto Medici smentisce se stesso

Insomma: si sta rimangiando la parola data in mondovisione.

Che dire, ognuno ha la dignità che si crea con le proprie mani. Ringrazio il signor Medici per aver dimostrato per l’ennesima volta come si comporta un complottista: afferma una “verità”, si dice pronto a fornire le prove di tale “verità”, salvo poi tirarsi indietro perché “non servirebbe a nulla dare le perle ai porci”. Non bisogna aver studiato logica per capire che c’è un corto-circuito grosso come una casa. E la mia professionalità giornalistica dovrebbe essere messa in discussione da gente del genere? Non vale la pena neanche di offendersi.

Davvero, lo ringrazio perché quando mi chiederanno “ma perché non scrivi dei guariti grazie ad Hamer?” potrò citare il signor Medici. Grazie, grazie davvero

Hamer, Di Bella, Simoncini, Vannoni. E quanti altri ancora?

Guardo la manifestazione a favore di “Stamina” e mi si stringe il cuore.

Quello che mi fa rabbia è vedere tanta gente in preda alla solita isteria collettiva quando si tratta di decidere di scienza. In parte lo capisco: magari ho mia figlia che sta molto male, e i venditori di speranza sono sempre molto bravi a far leva su queste pulsioni umane, umanissime. Però somministrare cure non validate, che non hanno nessun appiglio con la scienza, i cui risultati preliminari mostrano che sembrerebbero non funzionare… beh, è da criminali.

Si può obiettare: ma io ci provo lo stesso, magari funziona. Benissimo. E allora io dico “curiamo tutto con il formaggio svedese”. Perché nessuno me lo sperimenta? Perché lo Stato non se ne sobbarca l’onere? Solo perché ‘Le Iene’ non hanno fatto una trasmissione sul formaggio svedese? Non è questione di essere antidemocratici, ma nella scienza le decisioni devono essere prese evitando isterismi. E invece, complice la totale assenza di cultura scientifica (e non solo) in Italia, queste persone vengono manipolate e sono anche contente di esserlo. E a chi prova a farli ragionare rispondono, invariabilmente: “quanto ti pagano le case farmaceutiche?”. Senza accorgersi che stanno facendo il gioco proprio di chi lucra su queste false (o quantomeno indimostrate) speranze.

So bene che la ricerca scientifica non è perfetta (ed in fondo, è un’attività umana e quindi corruttibile: anche la politica è l’essenza di ciò a cui dovrebbe aspirare l’uomo, ma poi va a finire in mano a Scilipoti), ma è indegno che si usi questa banalità per dire “vabbè, allora proviamo tutto”. Proprio perché le risorse sono limitate (nel tempo e nei costi) bisogna dirigere la ricerca verso ciò che ha più possibilità di portare ad un risultato concreto. Proprio per questo le sperimentazioni sulle malattie rare vengono messe sempre in fondo: alle case farmaceutiche non conviene perché non avrebbero mercato, e la società -che dovrebbe occuparsene- preferisce risparmiare. È terribile? Certo. Ma quando negli ospedali manca la carta igienica, diventa tutto conseguente.

Il problema, come dico sempre, è culturale. Ci sono troppi sprechi (e noi campani lo sappiamo bene) mentre allo stesso tempo ci sono troppi medici che lottano con pochissimi strumenti, troppi ricercatori senza uno straccio di sostegno. A chi giova tutto questo? A tutti. Perché dove ci sono sprechi, c’è gente che ci mangia su; e dove c’è gente che ci mangia su, c’è consenso; e dove c’è consenso, ci sono voti; e dove ci sono voti, c’è la possibilità di essere eletti per “cambiare tutto perché nulla cambi”.

La sperimentazione indipendente DEVE essere sostenuta, ma in questo quadro non è facile. E soprattutto, sarebbe ora di finirla di far fare ricerca pura al settore pubblico che poi confluisce come prodotto commerciale nel privato. Sarò proto-comunista, ma per me lo Stato ha una funzione troppo importante in questo campo per lasciare spazio al privato: se io sviluppo una ricerca, che mi costa fior di quattrini, perché poi ci devi lucrare sopra tu? Purtroppo, al momento, perché lo Stato non se ne fa carico. Ma anche qui, è un tema complesso che non si può affrontare in due righe.

La gente crede e crederà sempre allo stregone di turno. È la natura umana. È il fascino di chi ti promette di guarire “risolvendo i tuoi conflitti” piuttosto che con interventi, chemio o quant’altro. Comodo, facile. Che sia falso, poco importa. Per non cascarci occorrerebbe una cultura scientifica ed una consapevolezza scettica che in Italia non c’è, e probabilmente non ci sarà finché vivo. Manifestazioni come quella di oggi ce lo sbattono in faccia con tutta la violenza dell’arroganza e dell’ignoranza più becera.

Ma almeno, col mio lavoro, io ci provo.