Pataterna censura?

Non so se conoscete il blog di Pataterna. Uno spazio divertente, scanzonato. Non male.

Ho la (s)fortuna di conoscere nella mia vita reale una ragazza divertente, scanzonata e decisamente tosta (qualcuno potrebbe dire “volgare”, ma spesso dicono lo stesso di me). E lei ha -aveva?- un blog in cerca d’autore, nel quale scriveva di tutto.

Cosa è successo? ‘Pataterna’ ha scritto sul profilo Facebook che (cito) “questa ragazza copia”, condendo il tutto con un “mi piacerebbe segnalare la violazione di copyright”. E infatti il blog in cerca d’autore è stato chiuso e poi riaperto.

Ora, dire “questa ragazza copia” non fa onore a chi come questa ‘Pataterna’ dovrebbe (quantomeno per percorso accademico) saper fare un uso accorto delle parole. Avrebbe potuto dire “questa ragazza ha uno stile molto simile al mio”, così come io potrei dire che lei hai uno stile molto simile (seppur infinitamente meno efficace) a quello di Gianfranco Marziano. Ma dire “questa ragazza copia” è un’accusa grave e soprattutto indimostrata. E a me hanno insegnato che prima di fare un’accusa bisognerebbe ben ponderarne il peso. Del resto, dovrebbe sapere, “le parole sono importanti” (cit.)

Insomma, a mio avviso è un’ingiustizia bella e buona, e soprattutto una grave censura da parte di chi dovrebbe ben conoscere il valore profondo delle parole, invitando (velatamente, per carità) i propri scodinzolanti followers a dare addosso all’untrice.

Invito formalmente ‘Pataterna’ a dimostrare le sue -gravi- accuse di violazione di copyright, se ne è capace. Quanti giorni ci vorranno? Cominciamo a contare. Uno…

…Settanta. Dopo oltre due mesi arriva una parziale risposta:

avevo trovato un simpatico aneddoto capitatomi tempo fa con la mia cara nonna,che ho pubblicato nel mio blog precedente e anche nel libro, che curiosamente era capitato anche a lei. scusami se ti ha offeso il verbo “copiare” lo sostituirò volentieri con capitare per caso la medesima cosa ad un’altra persona con la propria nonna. pardon

Insomma, l’autodefinitasi Pataterna lascia intendere che ci sia stato il plagio di un non meglio identificato aneddoto. Lascia intendere, ovviamente: più facile fare illazioni. Comodo. Ma qual è l’aneddoto in questione? E perché una ragazza che ha pubblicato un libro (e quindi è una professionista, quantomeno della parola) usa così a sproposito i termini e lancia accuse così pesanti senza alcuna prova? La risposta non arriva, ovviamente. Al suo posto arrivano finti fraintendimenti che, appunto, svicolano la domanda.

Che dire: sicuramente un ottimo spot per una scrittrice in erba. Forse era una ragazza prodigio. È vero, forse lo era.

(per la cronaca: mai stato meno triste in vita mia come adesso. E sì, certe persone hanno stile. A differenza di altre)