PEC Aruba all’estero? Think twice

Da giornalista, sono obbligato per legge a comunicare al mio Ordine regionale la mia casella di “posta elettronica certificata” (PEC) – anche se l’Ordine non me ne ha mai dato conferma, ma questa è tutta un’altra polemica. La PEC è un animale strano, qualcosa che in teoria sarebbe un ottimo servizio (in sostanza, una e-mail tra due PEC ha lo stesso valore legale di una posta raccomandata con ricevuta di ritorno) ma che nella pratica funziona malissimo, visto che non molti la usano e mi è capitato più di una volta di rivolgermi ad enti pubblici che candidamente mi dicevano “ah, la mail l’ha mandata sull’indirizzo PEC? No, la mandi sull’indirizzo ‘normale’, la PEC non la leggiamo mai”.

Sin dal 2007 ho usufruito dei servizi di Aruba per il mio sito-inchiesta “Dossier Hamer”, e non ho mai avuto particolari problemi. Quando mi sono trasferito a Londra nel 2011, sono cominciati i problemi. Il mio IP veniva bloccato quando usavo la mia PEC sul mio computer, a causa di un “sospetto abuso”. Dopo aver aperto un ticket con l’assistenza, Aruba ha sbloccato gli indirizzi IP relativi alla mia università ed al mio appartamento. Tutto sembrava in ordine.

Da quando mi sono trasferito in un nuovo appartamento, tuttavia, non posso usufruire appieno della mia PEC. In sostanza, dal momento che il mio nuovo provider usa un indirizzo dinamico, il servizio tecnico di Aruba mi blocca di nuovo tutti gli IP in quanto provenienti dall’estero “per sospetto abuso”. Quando ho chiesto aiuto all’assistenza tecnica, il signor Emiliano Bianchi mi ha risposto che “non è possibile lo sblocco di tutti gli ip, per motivi di sicurezza”.

Ma il vero “motivo di sicurezza” sarebbe se qualcuno usasse la mia PEC dall’Italia, visto che sono residente all’estero ormai da 4 anni. L’unica ‘soluzione’ prospetattami è stata quella di usufruire del servizio tramite web, il che mi costringerebbe a perdere tantissimo tempo ed a non avere una perfetta integrazione con il mio sistema. Ovvero, mi è stato prospettato di NON usufruire del servizio allo stesso modo di tutti i cittadini italiani residenti nel territorio italiano.

Quando ho chiesto dunque la chiusura del servizio con conseguente rimborso, dal momento che mi viene negata una parte sostanziale del servizio, Emiliano Bianchi ha risposto che “La Sua richiesta di rimborso non è accettabile, poichè il servizio è regolarmente funzionante via server”. Non occorrono diverse lauree in Comunicazione per capire che il punto fondante è quel “funzionante via server”, che implica come il servizio NON sia funzionante per mezzo degli IP. Mi trovo dunque a dover affrontare una discriminazione territoriale che non è indicata in nessuna parte del contratto.

Ma la beffa, come sempre accade con gli operatori italiani, è dietro l’angolo. Stefania Vannini, che fa parte del servizio assistenza Aruba, mi telefona in ufficio -dopo tre mesi di “tickets” aperti e arbitrariamente chiusi da loto- e dopo una lunga, lunghissima conversazione mi garantisce che il problema sarà risolto. “Con riferimento ai contatti telefonici odierni, La informiamo che la problematica da Lei riscontrata è stata sistemata, non dovrebbe pertanto riscontrarla più in futuro”.

Ma la problematica NON è stata sistemata. Ancora una volta, Aruba se ne lava le mani sostenendo che il servizio è usufruibile via WebMail, quindi per loro va tutto bene (WAT). L’ufficio stampa, contattato un mese fa, tace.

Secondo voi è accettabile che un cittadino italiano residente all’estero, qualora acquisti il servizio PEC di Aruba, debba subire tali limitazioni? Non si sa a quale normativa italiana e/o europea Aruba faccia riferimento per bloccare gli IP all’estero anche quando viene espressamente richiesto lo sblocco. Né mi sembra che esista nel contratto un riferimento al non poter usufruire degli IP all’estero per tale servizio.

Insomma, se pensate di usare Aruba per la vostra Posta Elettronica Certificata all’estero, pensateci bene. Pensate all’arroganza di una “assistenza” che, contattata telefonicamente, mi dice di aprire un ticket via web. Ticket che viene puntualmente “chiuso e bloccato”, con una parte di Aruba che sostiene come il servizio sia usufruibile (!) ed un’altra che mi dice di aver già risolto il problema (!).

Pensateci. Io ho già presentato un esposto all’AGCOM e, per quanto mi riguarda, trasferirò via da Aruba tutti i servizi che avevo acquistato presso di loro (e non erano pochi). Il lettore, come sempre, tragga le sue conseguenze.

Alla prossima!

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10 thoughts on “PEC Aruba all’estero? Think twice

  1. Da informatico ti dico che Aruba è la poste italiane dei servizi internet.
    Tanto premesso… per una cosa “scottante” come la PEC potresti subire queste angherie da chiunque, perché è prassi che un servizio che ha qualche utilità generalmente in Italia, venga bloccato o pesantemente ostacolato all’estero (perché anche il più scemo dei criminali informatici vorrebbe tentare qualche cazzata anonimizzato e proxy liberi in italia ve ne sono pochini, per dirne una).
    Se è così importante potresti accedere tramite vnc o ssh da una macchina in Italia. È un dispendio di denaro però anche solo comprare una vps locata in Italia… vedi tu. Perché in effetti se funziona la webmail è una rottura di balle ma il servizio è utilizzabile.

    • Ciao Theodore,
      Grazie mille per il tuo commento. Io capisco che Aruba voglia tutelarsi (e tutelarmi?) attraverso dei filtri o ‘ostacoli’, ma capisci che da un punto di vista logico è assurdo che mi blocchino la connessione proprio dove vivo da quasi quattro anni, permettendomi di usarla dove invece non vivo. Sulla questione ‘utilizzabile’, hai mai provato la loro webmail? Dante amplierebbe i suoi gironi infernali. Per me che la uso per lavoro, trovare ogni volta la formattazione giusta senza passare per analfabeta è un dramma. In ogni caso ho deciso di trasferire tutti i miei servizi via da Aruba, se hai suggerimenti per host e PEC sono tutto orecchi.

      Grazie ancora!

  2. Identico problema. Vivo in Repubblica Dominicana. La cosa peggiore è il sentirsi presi in giro quando ti dicono o ti scrivono che il problema è risolto.

  3. Ciao Ilario,
    Stavo cercando un servizio Pec per italiani residenti all’estero e ho trovato il tuo articolo! Per caso hai trovato un altro provider per residenti all’estero? Grazie!

    • Ciao, Letizia! Qui quando parlo di PEC sgranano gli occhi, è una lungaggine burocratica tutta italiana: e come spiegato più su da Theodore, essendo un servizio essenzialmente basato in Italia non c’è alcuna soluzione semplice. Io ho gettato la spugna…

      • Ho cercato meglio in Internet oggi e in effetti non ho proprio trovato nulla. L’unica cosa che ho trovato e’ che sembra si possa fare richiesta su postacertificata.gov.it ma bisogna comunque passare dagli uffici – quindi e’ richiesta la presenza fisica per portare a termine la procedura. Inoltre da qualche parte ho letto che la PEC fornita gratuitamente dallo Stato sia stata tolta nel 2014, ma non ne sono sicura. Grazie comunque!

  4. sinceramente questa volta dò ragione ad Aruba

    se io compro un motorino in india (magari online) sono io che devo PRIMA interessarmi e verificare che il motorino possa circolare nel mio paese sia a livello normativo (omologazioni) che pratico (es. tipo di carburante, ricambi ecc )

    idem il tuo caso: il servizio viene offerto per l’italia, se lo compri e lo usi dall’estero è un problema tuo,
    un conto se avessi chiesto ad aruba PRIMA di acquistare e loro ti avessero risposto che non c’erano problemi all’estero per qualsiasi tipo di utilizzo e non solo webmail, in quel caso sarei stato d’accordo con te per un rimborso completo
    ma così no, l’errore è solo tuo che pretendi qualcosa che il servizio non prevedeva….

    cmq basta appoggiarsi ad un pc/server in italia e da lì imposti inoltri tramite regole ad un’altra casella non pec (tutto quello che è in arrivo va inoltrato all’altra casella a meno che il mittente è l’altra casella in quel caso va inoltrato in uscita),
    in quel modo l’altra casella riceverà e invierà come fosse la pec (passando per la pec)
    oppure vai connessione remota …

    cmq anch’io ho tolto tutto da aruba per i vari disservizi (però bisogna anche dire che il servizio è linea coi prezzi…. 6 euro contro mediamente 25 , ovvio che con quei prezzaccii su qualcosa risparmiano)

    • Ciao Alberto, e grazie per il tuo commento.

      Penso che il paragone tra l’immatricolazione/omologazione di un veicolo però non regga. Il contratto che ho sottoscritto non ha alcuna limitazione territoriale – e sarebbe assurdo che l’avesse, visto che una posta elettronica può essere usata in ogni parte del mondo. Quello che Aruba sostiene è che loro bloccano ogni IP dall’estero per motivi di sicurezza: comprensibile, ma estremamente stupido se io sottoscrivo che risiedo all’estero dal 2011. Aruba non mi fornisce la connessione internet (in quel caso potresti avere ragione tu), mi fornisce una posta elettronica e dello spazio che uso per il mio sito: sarebbe come dire che visto che il mio dominio è .it, allora non lo posso aggiornare dal Regno Unito.

      Io capisco che loro vogliano tutelare la sicurezza di chi ha una PEC, ma bloccare *tutti* gli IP provenienti dall’estero è un abuso, dal punto di vista contrattuale. E non vedo perché dovrei pagare un servizio che non funziona, o usare dei sistemi altri per ottenere qualcosa che, ripeto, nel contratto. Che costi poco o meno non importa: loro sanno benissimo che l’accesso alla mia PEC avviene sempre su server del Regno Unito, ma se ne fregano. E a costo di ripetermi, è un abuso contrattuale – purtroppo qualcosa di estremamente tipico dei servizi italiani.

  5. se l’inoltro diretto non te lo fa fare (perchè non sono pec), basta usare una mail temporanea per il passaggio
    le mail arrivano nella pec-> regola che copia le mail in input in una cartella TEMPin -> regola (su casella di posta tampone non pec) che invia tutte le mail che arrivano in TEMPin alla tua casella non pec

    procedimento simile per l’invio
    invii normalmente le pec dalla tua non pec(+alla mail tampone come ccn) -> regola(su mail tampone) che tutte le mail in arrivo vanno in TEMPout ->regola su mail pec che tutte le mail in TEMPout vanno inoltrate uscita

    ovviamente riceverai errore dalla tua mail che non riesce a consegnare alle pec direttamente e subito dopo conferma dalla casella pec che ha consegnato

    • Grazie, ottimo suggerimento. Per il momento, riesco a ricevere senza problemi (il che è la cosa che mi preme di più), e quando devo inviare uso la WebMail. Ma è il principio per cui loro se ne fregano abbondantemente che mi fa imbestialire: nel contratto che ho firmato non c’è alcuna menzione di alcuna restrizione territoriale. È un abuso, lo sanno e se ne fregano. E vivendo lontano dall’Italia, non sono più abituato a questo genere di cose.

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