Hamer, Di Bella, Simoncini, Vannoni. E quanti altri ancora?

Guardo la manifestazione a favore di “Stamina” e mi si stringe il cuore.

Quello che mi fa rabbia è vedere tanta gente in preda alla solita isteria collettiva quando si tratta di decidere di scienza. In parte lo capisco: magari ho mia figlia che sta molto male, e i venditori di speranza sono sempre molto bravi a far leva su queste pulsioni umane, umanissime. Però somministrare cure non validate, che non hanno nessun appiglio con la scienza, i cui risultati preliminari mostrano che sembrerebbero non funzionare… beh, è da criminali.

Si può obiettare: ma io ci provo lo stesso, magari funziona. Benissimo. E allora io dico “curiamo tutto con il formaggio svedese”. Perché nessuno me lo sperimenta? Perché lo Stato non se ne sobbarca l’onere? Solo perché ‘Le Iene’ non hanno fatto una trasmissione sul formaggio svedese? Non è questione di essere antidemocratici, ma nella scienza le decisioni devono essere prese evitando isterismi. E invece, complice la totale assenza di cultura scientifica (e non solo) in Italia, queste persone vengono manipolate e sono anche contente di esserlo. E a chi prova a farli ragionare rispondono, invariabilmente: “quanto ti pagano le case farmaceutiche?”. Senza accorgersi che stanno facendo il gioco proprio di chi lucra su queste false (o quantomeno indimostrate) speranze.

So bene che la ricerca scientifica non è perfetta (ed in fondo, è un’attività umana e quindi corruttibile: anche la politica è l’essenza di ciò a cui dovrebbe aspirare l’uomo, ma poi va a finire in mano a Scilipoti), ma è indegno che si usi questa banalità per dire “vabbè, allora proviamo tutto”. Proprio perché le risorse sono limitate (nel tempo e nei costi) bisogna dirigere la ricerca verso ciò che ha più possibilità di portare ad un risultato concreto. Proprio per questo le sperimentazioni sulle malattie rare vengono messe sempre in fondo: alle case farmaceutiche non conviene perché non avrebbero mercato, e la società -che dovrebbe occuparsene- preferisce risparmiare. È terribile? Certo. Ma quando negli ospedali manca la carta igienica, diventa tutto conseguente.

Il problema, come dico sempre, è culturale. Ci sono troppi sprechi (e noi campani lo sappiamo bene) mentre allo stesso tempo ci sono troppi medici che lottano con pochissimi strumenti, troppi ricercatori senza uno straccio di sostegno. A chi giova tutto questo? A tutti. Perché dove ci sono sprechi, c’è gente che ci mangia su; e dove c’è gente che ci mangia su, c’è consenso; e dove c’è consenso, ci sono voti; e dove ci sono voti, c’è la possibilità di essere eletti per “cambiare tutto perché nulla cambi”.

La sperimentazione indipendente DEVE essere sostenuta, ma in questo quadro non è facile. E soprattutto, sarebbe ora di finirla di far fare ricerca pura al settore pubblico che poi confluisce come prodotto commerciale nel privato. Sarò proto-comunista, ma per me lo Stato ha una funzione troppo importante in questo campo per lasciare spazio al privato: se io sviluppo una ricerca, che mi costa fior di quattrini, perché poi ci devi lucrare sopra tu? Purtroppo, al momento, perché lo Stato non se ne fa carico. Ma anche qui, è un tema complesso che non si può affrontare in due righe.

La gente crede e crederà sempre allo stregone di turno. È la natura umana. È il fascino di chi ti promette di guarire “risolvendo i tuoi conflitti” piuttosto che con interventi, chemio o quant’altro. Comodo, facile. Che sia falso, poco importa. Per non cascarci occorrerebbe una cultura scientifica ed una consapevolezza scettica che in Italia non c’è, e probabilmente non ci sarà finché vivo. Manifestazioni come quella di oggi ce lo sbattono in faccia con tutta la violenza dell’arroganza e dell’ignoranza più becera.

Ma almeno, col mio lavoro, io ci provo.

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