La sigaretta elettronica fa male? E la Pfizer ne ha corrotto gli studi?

Sta girando su internet un post, un “libero sfogo“: la sigaretta elettronica non fà (sic!) male, è tutto un complotto della Pfizer. Perché? L’argomentazione è cogente: esistono studi contraddittori su questo dispositivo; lo studio che ne parla “male” è stato pagato dalla Pfizer; quindi (?) i risultati sono fallaci perché pilotati a priori.

Ma è davvero così? Quello studio è stato pagato dalla Pfizer?

sigaretta elettronica

Quel link non è un articolo, ma un’opinione personale. In secondo luogo, non sta a noi dimostrare che quello studio sia stato “pagato” o “pilotato”: è un principio base della filosofia della scienza, teorizzato da Marcello Truzzi, per cui sta a chi fa l’affermazione dimostrarla. Ma Natale è passato da poco, mi sento buono e per una volta voglio fare il lavoro che dovrebbero fare i complottisti. Andiamo ad ‘indagare’, come dice l’autore del link.

Si dice nel post che “la finanziatrice per intero [dello studio, NdR] è la casa farmaceutica Pfizer”. Non si capisce bene da dove nasca questa affermazione: lo studio deve ancora essere pubblicato, non sono stati dichiarati conflitti d’interessi, e non risulta da nessuna parte che la Pfizer abbia messo anche un solo centesimo in questo paper. E allora da dove nasce l’equivoco?

Su internet si fa riferimento in maniera costante al fatto che la dottoressa Gratziou, una delle autrici di tale studio, sia “pagata dalla Pfizer”. Quello che sappiamo è che la Gratziou ha partecipato ad uno studio in cui c’erano anche altri studiosi, e tre di questi hanno percepito un finanziamento dalla Pfizer. Questo fa di lei una “pagata” dalla Pfizer? Sarebbe un po’ come dire che io ho lavorato con giornalisti che scrivevano (e scrivono) sul Foglio, quindi se parlassi bene di Berlusconi sarei in ‘conflitto di interessi’. Altri sostengono che sia una ‘bugiarda’, ma ancora una volta non c’è nessun riferimento alla Pfizer.

Qual è la vera ‘accusa’ che si può fare a questo studio? Che non è uno studio. Nel senso che non è ancora stato pubblicato su una rivista scientifica: siamo ancora alla fase uno, sono stati dati alla stampa i risultati preliminari ma ancora non è chiaro in che modo si muoverà la ricerca. Inoltee il gruppo di studio è composto da sole 32 persone (un’inezia, in uno studio scientifico). Allora è vero, c’è un complotto? No, tant’è che tutto questo è chiaramente indicato nelle conclusioni dell’analisi del servizio sanitario britannico.

Ma invece di concentrarsi su questi aspetti (reali), l’autore di quel link sgrammaticato attacca lo studio perché (sarebbe) finanziato da una casa farmaceutica. Eppure non si preoccupa di dirci da chi è stato finanziato il primo studio a cui fa riferimento. Poi si lancia in affermazioni numeriche secondo cui la Pfizer “con le sue medicine cura il 90% delle malattie causate dal fumo”? E perché non l’89% o il 91%? Quando si parla di scienza occorre avere sempre un linguaggio rigoroso. Ed è questo che si può imputare alla dottoressa Gratziou: la scienza non si fa nelle conferenze stampa, ma negli studi scientifici. D’altro canto, se voi aveste evidenze preliminari che una sostanza X facesse male alla salute, terreste questa notizia per voi fino alla fine degli studi, anche se dovessero durare dieci o vent’anni? Come tutte le faccende della vita, occorre equilibrio. E non è sempre facile trovarlo.

La (pseudo)argomentazione del signor ‘Libero Sfogo’ è quella che in logica formale si chiama “fallacia dell’argomentazione a catena”: visto che la ricerca è pagata dalla casa farmaceutica Pfizer, e visto che la Pfizer produce dei farmaci contro il tabagismo, ALLORA NECESSARIAMENTE la ricerca è stata pilotata. Tecnicamente è anche una “fallacia di pertinenza”, ovvero un ‘argumentum ad hominem’, più precisamente una “accusa di interesse”. Ma le accuse vanno dimostrate, sempre. Un’altra fallacia, evidentissima, è quella per cui si analizzano singolarmente i componenti della sigaretta elettronica e si conclude che non fa male. Qui l’ignoranza è palese perché, al di là del fatto che in uno studio scientifico si studia l’interazione dei vari componenti, questi sono del tutto ininfluenti nel secondo studio che fa riferimento piuttosto alla ‘resistenza all’aria delle vie aeree, ovvero la broncocostrizione’, doppia rispetto al normale.

Si dice nel link che la sigaretta elettronica non fa male. Un’affermazione così perentoria è sempre falsa. Fa meno male delle sigarette normali? Probabilmente, ma non abbiamo ancora tutti i dati. Ricerche recenti della nostra Università di Catania confermano come questo dispositivo possa essere efficace per “togliersi il vizio”. Uno studio che è un ‘case study’, una sorta di esempio che conta appena tre persone, ma che non dice nulla sugli effetti tossici a lungo termine o sul problema della broncocostrizione. Inoltre c’è un grosso punto interrogativo per quanto riguarda la nicotina, dal momento che il cervello continuerebbe a richiederne la stessa quantità. Nicotina che, se venduta su internet in cartucce di scarsa qualità, potrebbe essere ancora più dannosa. Ma questo è un po’ il problema di tutti i farmaci venduti sul web, che è di per sé incontrollabile – nel bene e nel male.

Insomma, come si vede è una materia giovane sulla quale di certo si discuterà molto nei prossimi anni. Il che è un bene, come ogni dibattito scientifico basato sui dati. Quello che non giova a nessuno è la dietrologia, le accuse non dimostrate, il pregiudizio verso le case farmaceutiche. Se davvero tenete così tanto alla ricerca, aiutatela chiedendo allo Stato più finanziamenti alla ricerca pubblica. Ma chiudersi nel facile (e comodo) complottismo è ancora una volta vigliacco. E ribadisco: diffondere acriticamente un’informazione scorretta fa sì che chi prova a documentarsi si perda nel chiacchiericcio indistinto della rete, dando voce alle proprie frustrazioni più che alla ragione.

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11 thoughts on “La sigaretta elettronica fa male? E la Pfizer ne ha corrotto gli studi?

  1. mai sentito parlare del Rasoio di Occam? e quanto ti risulta un azienda etica la pfizer????non perche sei in grado di snocciolare un discorso di tipo accademico infarcito di tutte queste frasi in antico latino..sei possessore della verita assoluta… mi sembri piu presupponente tu che il ragazzo che ha lanciato l articolo…..facciamo a capirci..e parliamo e comunichiamo nella maniera piu semplice possibile in modo che anche chi non conosce l aramaico come te possa capire…. le ditte farmaceutiche come la PFIZER ,BAYER,GLAXO SMITH AND KLINE per citare solo i piu grandi mostri della cosidetta big farma…sono da considerare dei criminali Perche sono stati piu volte condannati in sede appropriata per la loro condotta sul mercato…per le ricerche sponsorizzate a favore dei loro farmaci grazie alla corruzione dell fda (in america)e dei medici che loro stessi finanziano per ottenere un rientro economico in termini di prescrizioni….(interi reparti ,gli operatori e medici vengono invitati a cene ”primariali”completamente pagate da pfizer! e questo l ho visto con i miei occhi sul campo…tutto per rendere agli occhi della gente pfizer come un azienda etica..quartieri in america ristrutturati per lo stesso motivo….per intessere nel tessuto della societa’ il buon nome della azienda che cura le malattie ,allunga la vita ,da benessere e allevia le sofferenze della vita…)l punto e che sei un criminale e che lo sarai sempre perche con quello che guadagni ci paghi i risarcimenti ci paghi gli avvocati tutto i nsomma e hai pure calcolato quanto ti avanza NON CI VUOLE UNA RICERCA PER CAPIRE CHE QUELLA DELLA SIGARETTA ELETTRONICA CHE FA MALE E UNA MANIPOLAZIONE BELL E BUONA E SONO CONVINTO CHE UN DOTTORUNCOLO PERCHE SEI UN DOTTORUNCOLO COME TE ..(SAI DA COSA LO CAPISCO ,COPIE E INCOLLO DI SEGUITO DAL TUO ARTICOLO…
    -Quello che non giova a nessuno è la dietrologia, le accuse non dimostrate, il pregiudizio verso le case farmaceutiche-) MA CHE PREGIUDIZIO VERSO PFIZER ? HA UNA FEDINA PENALE LUNGA COME QUELLA DI RIINA! E NON E NEMMENO IMPUTABILE A UNA PERSONA VISTO CHE QUALCHE STRONZO DI GIUDICE IN AMERICA MOLTO TEMPO FA DECISE CHE LA CORPORATION AGISCE DA PERSONA GIURIDICA MA NON PUO ESSRE PRECESSATA COME UN INDIVIDUO….QUINDI LA PFIZER E UN MAFIOSO DAL VOLTO COPERTO ! E IO NON MI FIDO DEI MAFIOSI!E NEMMENO DI TE CHE PER QUELLO CHE SCRIVI POTRESTI FAR PARTE DEGLI ULTRA DELL ALTRA DI CURVA

    CORDIALMENTE
    UN OPERATORE SOCIO SANITARIO UNO CHE CON I MALATI CI LAVORA DAVVERO !

    • Gentile signore, mi scuso se il mio linguaggio le è sembrato aulico: io parlo così, normalmente, ma il mio compito da giornalista è comunicare. Se non sono riuscito a comunicare con lei, è sicuramente colpa mia. Cercherò di essere più chiaro e sintetico, per venirle incontro.

      Non capisco perché proprio lei citi il principio del ‘Rasoio di Occam’: io non sto fornendo alcuna ipotesi aggiuntiva; al contrario, sto analizzando i fatti con una semplicità disarmante. Ma attenzione a non cadere nel semplicismo, nel senso che non tutto ciò che le sembra ovvio si rivela esserlo. Altrimenti dovremmo dire, basandoci sui nostri occhi, che il sole gira attorno alla Terra.

      Per quanto riguarda quello che lei afferma sulle ditte farmaceutiche fa appunto parte del pregiudizio di cui parlavo. Nessuno (men che meno me) bega che il sistema della ricerca medica sia in qualche modo fallace, proprio perché troppo basato sugli interessi economici e sulla politica. Ma purtroppo OGNI attività umana è basata sugli interessi economici e sulla politica. E allora cerchiamo di stabilire la verità, ovvero che il sistema delle riviste ad alto impact factor costringe molti ricercatori a pubblicare indipendentemente dalla qualità dei loro lavori, oppure al fatto che la ricerca costa e sono costretti ad accettare in parte dei finanziamenti privati.

      Questo è sacrosanto, MA -attenzione, le chiedo un ultimo sforzo-: criticare con serenità le storture di un metodo caso per caso non significa dire ‘lo studio è corrotto perché dietro c’è la Pfizer. A parte il fatto che in questo particolare studio la Pfizer non c’entra un piffero, anche se avesse pagato interamente lo studio questo andrebbe analizzato intrinsecamente, e non negato a priori. Seguendo invece il suo ragionamento, è come se Hitler non potesse enunciare un teorema matematico corretto solo perché è un criminale. Personalmente, trovo più difficile che non lo possa fare perché si è suicidato

  2. Se intende comunicare come prevede il suo mestiere il mio pensiero va alla semplicita’ con cui si puo esprimere un concetto per renderlo comune a tutti..insomma parla come tutti se no la maggior parte non ti capisce…la maggior parte dell informazione e fatta da persone che non parlano un linguaggio comprensibile alla maggior parte del popolo.

    mi correggo quello che intendevo citando occam e semplificandolo a misura d’uomo non di ”giornalista” e’ che la soluzione (in questo caso sul fa male non fa male)piu ovvia e sotto ai nostri occhi forse ho usato l esempio sbagliato…

    ho capito che secondo le convenzioni della societa’ se vuoi accusare qualcuno ci vogliono le prove (visto come e facile riassumere 30 righe di aria fritta?)

    non si parla di hitler che espone un teorema matematico… l esempio non calza

    hitler ha ucciso un sacco di gente;per farla semplice giusto? se un giorno qualcuno mi dice va che hitler sta ammazando ancora gente io e non solo mi preoccupero ,perche so cosa e capace di fare e lo stesso vale per pfizer e proprio perche so che e un criminale mi interesso della questione..

    non facciamo i buoni per forza..nella vita reale un criminale non trova lavoro.. non puo essere assunto in impieghi pubblici..viene bistrattato dalla societa’ e noi invece con la pfizer ,che se non si e capito io vedo come un criminale recidivo , che e’ molto piu criminale di qualsiasi delinquentello affamato ,bisogna essere tolleranti e lasciargli il beneficio del dubbio ! no grazie

    • Scusi, ma non è una ‘convenzione della società’ portare le prove della colpevolezza di qualcuno o di qualche organizzazione, quando si lancia un’accusa. È che il MedioEvo è passato da un bel po’, per fortuna.
      Comunque la ringrazio per la sua preziosa opinione

  3. si direi che e ora di ritornarci anzi piu indietro direi perche é una convinzione sbagliata quella che abbiamo di essere progrediti…i diritti umani le leggi la ”giustizia” sono una mera invenzione della mente senziente dell uomo un castello di carte su di una spiaggia ventosa….e ora di tornare alla legge del taglione.. anzi per i poveri e tutto il substrato sociale e gia cosi o ancora cosi lo diventera’ anche per le caste nessuna esclusa grazie per lo spazio concessomi

  4. di queste cose non dovrebbero parlare i giornalisti, a meno che non sappiano di scienza o che non si siano informati in modo adeguato al tema da trattare. Altrimenti lei, come tanti, approfitta semplicemente del suo ruolo per disinformare. Ignoranza o malafede, delle due una. Quali strumenti avete – in quanto giornalisti – per esaminare criticamente uno studio scientifico? Se le possiede sarebbe utile conoscere le sue credenziali. Altrimenti perchè dovreste riferire al pubblico, spesso in modo distorto o semplificato, i risultati di uno studio scientifico? In nome di cosa dovremmo ascoltarvi?
    D’accordo, il suo articolo si riprometteva di smontare una linea dell’accusa che non entrava nel merito del pregevole studio della dott.ssa Gratziou, ma che respingeva a priori le sue conclusioni per il conflitto di interessi della suddetta ricercatrice con la Pfizer.
    Peccato che il conflitto d’interessi esista!
    Guardi chi è tra gli autori di questo articolo che promuove la vareclinina come valido coadiuvante antifumo :
    http://www.tobaccoinduceddiseases.com/content/10/1/1
    e guardi chi, casualmente, produce il farmaco:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Vareniclina

    Tralasciando la scorrettezza scientifica della ricercatrice che non accenna al conflitto, è umano pensare che i motivi che guidano una ricerca possano pregiudicarne gli esiti: se quello che mi guida non è il cosiddetto “amore della verità”, ma l’interesse che ho a screditare un pericoloso concorrente, è facile che calchi la mano e che salti a conclusioni non dimostrate (e non dimostrabili, sulla base della metodologia e degli strumenti adottati)

    Purtroppo la madre dei garantisti è sempre incinta: combatta pure da i pregiudizi contro le multinazionali del tabacco e del farmaco, per quanto mi riguarda le sue parole valgono quanto le chiacchiere da bar del povero complottista medio

    Se proprio vogliamo attenerci ai fatti ed entrare nel merito dello studio si legga questo articolo – è in inglese – e lasciamo pure che la Pfizer cuocia nel suo brodo

    http://antithrlies.com/tag/gratziou/

    Cordialità
    Andrea

    • Gentile signor Dario/Andrea,
      la sua tesi secondo cui un giornalista non possa scrivere un articolo di informazione scientifica è quantomeno bislacca. Per quanto riguarda le mie credenziali, non ho mai nascosto il mio profilo: basta una ricerca veloce su Linkedin, lì potrà soddisfare la sua morbosa curiosità. Ma quello che più mi interessa è domandarle: lo studio sulla broncocostrizione è stato finanziato dalla Pfizer? Perché se lo è stato, sono pronto a chiedere scusa ed ammettere l’errore. Se non lo è stato, si tratta della solita dietrologia becera da complottista. Quale che sia il suo giudizio sul mio operato, non può nascondersi da questa fondamentale verità: lo studio è stato pagato dalla Pfizer? Lei ha un po’ le idee confuse per quanto riguarda il concetto di ‘conflitto di interessi’, ma non sta certo a me chiarirle. Lei ha già approntato il processo, giudicato gli imputati, emesso la condanna definitiva. Si diverta pure, se ciò la fa sentire meglio. Francamente, il mio pubblico è composto da esseri senzienti. E la mamma degli imbecilli, oltre che quella dei garantisti, è sempre incinta.

  5. Qualcosa mi dice che non appena la Marlboro metterà in commercio i suoi dispositivi e i suoi liquidi per ricarica, la sigaretta elettronica diverrà magicamente un bene o “l’alternativa”, magari anche agli occhi della Pfizer; li ci vorrà pure un colosso farmaceutico a certificare gli e-liquidi, no? E vediamo poi chi sorveglierà i sorveglianti.

  6. L’importante, evidentemente, è scrivere dietrologia più volte possibile. Questo è giornalismo, questa è informazione.

    • L’importante è, evidentemente, chiamare le cose con il proprio nome. Mostrare i fatti, i documenti. Non dire “era rigore ma si sa, la Juve / il Milan / l’Inter ha comprato l’arbitro”. Perché anche se non la chiamiamo dietrologia, è pur sempre il rifugio dei vigliacchi

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