La solitudine dell’ala

Forse è perché ero un’ala, per questo mi fa così paura essere lanciato nella mischia.

Il pilone avanza, spinge, pesta i piedi a terra e spesso anche gli avversari. Se non riesce a prendere quell’ovale ci saranno almeno altre cento occasioni, purtroppo e per fortuna.

L’ala no. Aspetta. Cerca di farsi trovare pronta, guarda un po’ quell’inestricabile groviglio di corpi ed un po’ l’avversario di fronte, ma lontano, che invece ricambia con uno sguardo fisso. E se quando il pallone arriva è un centimetro troppo avanti o troppo indietro, tutto il lavoro di squadra sarà stato vano. Il pilone la guarderà fremente, l’allenatore sconsolato. Non c’è nessuna pietà per chi ha un’occasione e l’ha sprecata.

Nessuno conosce la solitudine dell’ala

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