Strage di cani in Ucraina, bufala o verità?

Già da prima che gli Europei di calcio iniziassero, sul web si è diffuso un feroce tam-tam che invitava a boicottarli. Il motivo? L’Organizzazione Internazionale Protezione Animali dice che

«le autorità di Kiev e di Lungansk hanno deciso che per dare una nuova immagine alle proprie città, gli animali devono essere uccisi ad ogni prezzo e ad ogni costo. Questa aberrante decisione comporta un massacro senza precedenti puntualmente condotto ogni mattina da impiegati comunali presso parchi e strade con polpette avvelenate, spesso accidentalmente ingerite da ignari cani di proprietà, che muoiono dopo terribili agonie davanti agli occhi attoniti dei loro padroni. Ma la ferocia e la barbarie non terminano qui; oltre al veleno, e alle fucilate, si aggiungono i terribili forni crematori mobili ove gli animali vengono gettati ancora vivi».

È tutto vero ed attuale? Purtroppo non esiste ancora una risposta univoca. Ma si possono fare delle buone inferenze. Come sempre, andiamo con ordine.

In Ucraina, e nell’Europa dell’Est in generale, il randagismo è un problema sociale, prima che etico e morale. Non sono poche le testimonianze che parlano di aggressioni ad esseri umani da parte di gruppi di cani randagi, aggressivi ed affamati. Per questo ne sono stati uccisi a migliaia, secondo quanto riferito un po’ da tutte le fonti. La base, dunque, è vera e fondata.

Subito gli animalisti hanno fatto sentire la propria voce. Su Facebook sono così nati centinaia di gruppi che invitavano a boicottare gli Europei a causa di questa mattanza. Chi li guarda, è il messaggio sottinteso, è un mostro senza cuore. Per rafforzare emotivamente il messaggio, venivano poste a corredo immagini molto truculente di cani massacrati:

«I cani sono stati uccisi a bastonate sono stati impiccati con le corde gli hanno fratturato le zampe tu vuoi ancora guardare?»

Sintassi a parte, un’affermazione perentoria. Se guardi gli Europei sei complice del massacro. Peccato che le persone ritratte in quegli atti di violenza abbiano dei chiari tratti somatici asiatici. Che ci fanno in Ucraina? Semplice, si tratta delle stesse immagini che circolavano già prima delle Olimpiadi in Cina. Anche qui, si parlava di atrocità varie non meglio precisate. Come fonte viene indicata ancora la Oipa, e ci si lancia in una serie di commenti razzisti di ogni tipo.

Le foto hanno continuato a fare da contrappunto ad ogni nuova ondata di indignazione animale: agli Europei in Grecia, ai Mondiali in Sudafrica, solo per citare le più recenti. Lo scopo, nobile o meno, è sempre quello di gettare luce sul fenomeno randagismo in concomitanza con la massima copertura mediatica garantita da eventi di questa portata.

Ma torniamo ai fatti. Le pressioni internazionali sulle uccisioni dei randagi in Ucraina hanno portato, il 13 novembre del 2011, ad un impegno ufficiale da parte del ministro dell’ambiente Mykola Zlochevsky, nel quale si è impegnato ad «adottare modifiche alla legislazione ucraina in merito al trattamento degli animali randagi, e su richiesta di Naturewatch ha effettuato un’immediata moratoria sulle future uccisioni di animali randagi».

È servito? Il delegato dell’OIPA, il fotoreporter Andrea Cisternino, in un’intervista al Fatto Quotidiano afferma che tali violenze non si siano mai fermate e parla addirittura di “forni crematori mobili”. Nella risposta della Uefa allo stesso “Fatto”, questa specifica -ovviamente- di non aver mai richiesto al paese organizzatore di uccidere alcun animale, di essersi interessata della questione fin dal 2009, di aver versato una ingente somma per la costruzione di canili e per la sterilizzazione dei randagi. Ribadisce poi che dal 2011 queste pratiche sono illegali e chiama in causa l’organizzazione sovranazionale “Naturewatch”. Quest’ultima, infatti, sta portando avanti dei programmi di costruzione di nuovi canili e tutela dei randagi volti alla loro cattura, sterilizzazione e rilascio. Anzi, la stessa Naturewatch lancia un appello «a tutte le organizzazioni non governative ed ai cittadini ucraini, affinché smettano di essere critici e comincino a costruire relazioni con le autorità locali in modo da aiutarle durante questa fase di transizione».

Cisternino invece accusa che «i fondi statali stanziati per sterilizzare i cani vengono rubati», che con i soldi della Uefa «non è cambiato niente e i volontari che lavorano sul campo non hanno ricevuto nemmeno un euro».

In tutta questa confusione è però possibile fare un paio di considerazioni. Le “prove” a sostegno della mattanza sono parziali (quando non false, come le famose foto cinesi) e provenienti da organizzazioni che hanno tutto l’interesse a tenere alta l’attenzione dei media su questi problemi. C’è anche chi parla di un giro di affari dietro questa indignazione da web: anche se non è un’ipotesi peregrina, sono solo illazioni che non possono essere provate.

Sulla Rete è possibile trovare “testimonianze” di persone che si dichiarano ucraine e affermano, alternativamente, che il problema c’è o non c’è. In questi casi è sempre bene attenersi alle fonti primarie. E le fonti dicono che il problema esisteva, era reale, ma è in via di risoluzione.

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